RUMI JALAL AL-DIN.
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Poesie mistiche.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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L'AUTORE.
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Rumi Jalal al-Din, anche conosciuto come Jalal ad-Din Mohammad Rumi, pi comunemente chiamato Mlana o Mlave in Iran e Afghanistan, nacque a Balkh, il 30 settembre del 1207 e mor a Konya il 17 dicembre dell'anno 1273. Fu un poeta mistico persiano, conosciuto come uno dei massimi della letteratura mistica persiana. In seguito alla sua dipartita i suoi seguaci si organizzarono i riti nei quali tentavano di raggiungere stati meditativi per mezzo della danza rituale, detta sam, e della musica, nella quale predominante era il suono del flauto ney, da Rumi esaltato nel proemio del suo Masnav.
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Nasce da genitori persiani a Balkh, nella regione del Khorasan, odierno Afghanistan, o forse nella pi piccola citt di Wakhsh, nell'odierno Tagikistan. A dieci anni, nel 1217, compie il pellegrinaggio alla Mecca, partendo dal Khorasan, in compagnia della sua famiglia. Nel 1219, su iniziativa del padre, il teologo, mistico e giurista musulmano Baha ud-Din Walad, l'intera famiglia ripara nel nordest dell'Iran, a causa dell'invasione mongola. Secondo la tradizione, pass con la sua famiglia anche attraverso Neishabur e l incontr il vecchio poeta Farid al-Din Attar. Il poeta avrebbe profetizzato un futuro splendente al giovane Rumi e gli avrebbe donato un esemplare del suo poema epico, Il libro dei segreti, nominando al contempo il ragazzo come il continuatore ideale della sua opera. 
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A Konya, in Asia Minore, dove si stabil la famiglia, Rumi fu seguito da suo padre, un predicatore di gran fama, nelle scienze teologiche, e, dopo la morte di quest'ultimo, anche nella mistica. Egli stesso divenne una guida spirituale molto conosciuta sia per le prediche sia per la dottrina, e un gruppo di studiosi si raccolse intorno a lui per redigere una serie di scritti teologici. Rumi si spos due volte ed ebbe quattro figli. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1231, Rumi passer sette anni approfondendo lo studio delle scienze teologiche e giuridiche islamiche in Siria, fra le citt di Aleppo e Damasco. Intanto il posto di suo padre viene preso dal suo padrino, che si prender cura di Rumi e dei discepoli lasciati dal padre, divenendo loro shaykh.  improbabile che, una volta completati i suoi studi teologici, Rumi abbia subito preso il posto di Sayyid; pi probabilmente ci avvenne intorno all'anno 1241, quando quest'ultimo si ritira a Kayseri.
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Due eventi spirituali furono determinanti nella vita di Rumi. Uno fu l'incontro, nel 1244, con il misterioso personaggio noto come Shams i Tabryzi (il sole di Tabryz), suo maestro spirituale a sua volta profondo studioso delle scienze teologiche e giuridiche islamiche, particolarmente sapiente nei riguardi della scuola di Shaf, lo sciafeismo. Il loro legame fu tanto stretto da destare un notevole scandalo e da portare alla scomparsa di Shams in misteriose condizioni. In seguito alla morte dell'amato maestro, Rumi ebbe un momento di particolare capacit creativa che lo port a comporre una raccolta di poesie comprendenti ben trentamila versi. Pi avanti negli anni compose un'altra raccolta di componimenti poetici suddivisa in sei libri e contenente pi di 40.000 strofe. 
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Il secondo evento fu la conoscenza, a Damasco, di Ibn Arabi, grande mistico islamico, tra i pi grandi teorizzatori della wahdat al-wujd o "unit dell'essere". Rumi riusc a fondere in modo perfetto l'entusiasmo inebriato di Dio di Shams i Tabryz con le sottili elucubrazioni e le visioni di Ibn al Arabi. La realt terrena, sostiene esplicitamente Rumi, non  che un riflesso della realt simbolica che  la vera realt. 
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Le opere principali di Rumi sono due, uno  il diwan o canzoniere, noto come Divan i Shams i Tabryz ovvero il: Canzoniere di Shams i Tabryz. L'appellativo  anche esteriormente, ben meritato, trattandosi di una raccolta di odi veramente immensa. L'altro  un poema lungo a rime baciate, forma che si chiama comunemente in persiano Masnav, e noto appunto come Masnav yi Manav o Masnav Spirituale.  stato definito un Corano in lingua persiana e consiste di pi di 26.000 versi doppi, in sei volumi o quaderni ciascuno preceduto da una elegante prefazione in prosa in arabo. Un altro libro, dal curioso titolo arabo Fihi ma fihi ovvero: C' quel che c', raccoglie dichiarazioni in prosa del maestro, che coincidono con quanto espresso dalle sue opere poetiche. Suo figlio Walad scrisse una biografia del padre, che custodiva gli ordini dei DervisciMevlana, come testimonianza vivente del suo fondatore.
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Uno degli aforismi pi incisivi e noti di Rumi resta l'esortazione: O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso, sostanzialmente identico al socratico: Conosci te stesso.
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L'UOMO DI DIO.
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L'Uomo di Dio , senza vino, ubriaco, l'Uomo di Dio , senza cibo, gi sazio.
L'Uomo di Dio  pazzo e stupito, l'Uomo di Dio non mangia e non dorme.
L'Uomo di Dio  re sotto il saio, l'Uomo di Dio , in diroccate rovine, tesoro.
L'Uomo di Dio non  d'aria e di terra, l'Uomo di Dio non  d'acqua e di fuoco.
L'Uomo di Dio  mare senza sponde, l'Uomo di Dio piove perle senza bisogno di nube.
L'Uomo di Dio ha cento lune e cieli, l'Uomo di Dio ha pur cento soli.
L'Uomo di Dio  per Realt sapiente, l'Uomo di Dio non ha dottrina di libro.
L'Uomo di Dio  oltre fede e non-fede, l'Uomo di Dio  oltre il male ed il bene.
L'Uomo di Dio  cavaliere venuto dal Nulla, l'Uomo di Dio  venuto su glorioso destriero.
L'Uomo di Dio  Shams ad-Dyn nascosto, l'Uomo di Dio tu cerca e tu trova!
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EVOLUZIONE.
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Ogni forma che vedi ha il suo Tipo supremo nell'Oltrespazio: se la forma scompare, non temere: la sua radice  eterna.
Ogni immagine che vedi, ogni discorso che ascolti, non penarti quando scompare, ch questo non  vero.
Poich eterna  la fonte, i suoi rami scorrono sempre, e poi che ambedue mai cessano, inutile  il lamento.
Considera l'Anima come fontana e le opere sue come rivoli: finch la fonte dura ne scorrono freschi i ruscelli.
Via dal cervello il dolore, e di quest'acqua pur bevi; non temer che si secchi,  acqua senza sponde!
Da quando tu venisti in questo mondo d'esseri, davanti ti fu messa, a salvarti, una scala.
Fosti dapprima sasso, poi divenisti pianta, e ancora poi animale: come ci t' nascosto?
Poi divenisti Uomo con scienza, mente, e fede: guarda come ora  un Tutto quel corpo, gi Parte di terra!
E, trascorso oltre l'Uomo, diverrai Angelo certo, oltre questa terra, dopo: il tuo luogo  nei cieli.
E passa ancora oltre l'Angelo e in quel Mare ti immergi: cos tu, goccia, sarai mare immenso ed Oceano.
Smetti di parlar di "Figlio", d col cuore: "Uno". Se il tuo corpo  vecchio, a che temere, se l'anima  giovane?
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PREESISTENZA.
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Io ero, nel tempo in cui non erano i Nomi, e nessuna traccia v'era d'esistenza d'esseri.
E il ricciolo dell'Amico eterno era l'unica traccia di vero e l'unico oggetto era Dio!
E tutti gli oggetti e i nomi promanarono da Me, in quell'attimo eterno quando n Me n Noi v'era!
E in quell'attimo antichissimo e primo mi prostrai a Dio, quando ancora Ges non fremeva in seno a Maria.
Da un capo all'altro percorsi tutta la Croce, e tutti i Nazareni conobbi: sulla Croce non c'era!
Nella Pagoda andai, nel tempio dei monaci antico andai: nessun colore, col, m'apparve di Lui.
Le redini della ricerca volsi allora alla Ka'ba, ma l, in quella mta di giovani e vecchi, nulla v'era.
E viaggiai verso Herot e viaggiai verso Qandahor, e sotto cercai, e sopra cercai; ahim, anche l non era!
E volli spingermi ancora fino alla cima dei monti Qof, ai confini del mondo; della Fenice eterna, l, traccia non v'era!
E ne chiesi allora alla Tavola di Diaspro e al Clamo di Dio, ma, e l'uno e l'altro muti, non fecero parola.
E l'occhio mio, capace solo di Dio, non vedeva dovunque altro che qualit e forme estranee all'Eterno.
E, infine, mi fissai lo sguardo nel cuore, ed ecco, l io Lo vidi, in nessun altro luogo che l, Egli era!
E per vero, cos perplesso, stupefatto ed ebbro ne fui che un atomo solo dell'essere mio pi non si vide. Io pi non ero.
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NECROLOGIO MISTICO.
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M'ha detto qualcuno:  morto il saggio Sanya: Ma non  cosa da nulla la morte d'un tale sapiente!
Non era paglia lui, che potesse volare col vento, non era acqua lui, che potesse il freddo gelarla!
Non era un pettine lui, che potesse spezzarlo un capello, non era grano lui, che potesse sformarlo la terra!
Era un tesoro d'oro lui, in questa polvere: non calcolava un grano d'orzo n questo mondo n l'altro.
E nella terra ha gettato la sua forma di terra, e lo spirito suo e la sapienza ha portato nei cieli.
Il purissimo vino mescolato alla feccia  venuto in cima alla botte e la feccia  rimasta sul fondo.
Quella seconda anima che il volgo sconosce, quella, lo dico aperto, l'ha consegnata all'Amato!
Nel lungo viaggio son compagni di via il Curdo e il Romeo e quel di Rayy e di Marv;
Ciascuno se ne torna alla prima dimora: ma come starebbero assieme la seta e la rozza lana?
Taci, come il centro del Cerchio, ch ormai il Sovrano ha cancellato il tuo nome dal quaderno del Dire.
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RESURREZIONE.
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Guardami, ch tu sarai compagno mio nel sepolcro in quella notte quando passerai oltre la tua casa, la tua bottega.
Udirai il mio saluto di benvenuto sotto la lapide, e allora saprai che mai tu fosti nascosto al mio sguardo.
Io sono come la ragione e la mente dentro il tuo petto, nel tempo di piaceri e di gioie, nel tempo di pene e dolori.
O strana notte, quando udirai la voce ben nota, e ti libererai dal morso del serpe, fuggirai dall'orrore della formica!
L'ebbrezza d'amore ti porter nel sepolcro, qual dono, vino, fanciulle, ceri, arrosto, dolciumi ed incensi.
In quel momento, quando la lampada della Ragione s'accende, quale immenso peana si lever dai morti nelle tombe!
La terra del cimitero sar confusa dalle loro grida e clamori, dal rombo del tamburo della Resurrezione, dal fasto della Rinascita!
Strappati i sudari, si tappano le orecchie pieni d'orrore; ma che sono orecchie e cervello di fronte allo squillo della Tromba terribile?
Attento ai tuoi occhi, a non commettere errori, che una sola ti sembri l'essenza di chi guarda e di chi  riguardato.
Dovunque volgerai lo sguardo vedrai la Mia forma, sia che tu guardi a te stesso, sia che rimiri quell'immenso tumulto!
Rinuncia a esser strabico, raddrizza bene gli occhi, ch l'occhio maligno sar lontano, allora, dalla mia Bellezza.
Attento a non ingannarti sulla mia forma umana, ch sottile molto  lo spirito, e l'amore molto  geloso!
Ma che parlo di forma? Anche coperto da cento pieghe di feltro i raggi dello specchio dell'anima fanno manifesto l'universo.
Se invece di cibo e denaro avesser cercato Iddio, non vedresti un sol cieco seduto sull'orlo del fosso.
Poich hai aperto nella nostra citt una bottega di sguardi amorosi chiudi la bocca e soltanto guarda, come purissima Luce!
Io taccio e nascondo il segreto a coloro che degni non sono. Tu solo sei degno: il mistero per me  celato.
Vieni verso l'Oriente come il Sole di Tabriz guarda lo stendardo trionfale, il fasto della Vittoria!
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SOLO DIO.
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Che far dunque o musulmani, ch'io me stesso non conosco? Non giudeo sono, n cristiano, n son ghebro o musulmano!
N orientale n occidentale, n terrestre n marino, n impastato son di terra, n venuto son dal cielo!
Non di Terra, non di Acqua, non di Vento, non di Fuoco non d'Empireo, non di Trono, non di Essere o d'Essenza!
E non d'India, non di Cina, n Sassonia o Bulgaria, non di Persia o Babilonia, n del Khoroson io sono!
Non del mondo, non dell'altro, non d'inferno o paradiso, non d'Adamo, non di Eva, non di eterei giardini!
Il mio Luogo  l'Oltrespazio, il mio Segno  il Senza Segno, non  anima, non corpo: solo sono dell'Amato!
Via da me cacciai ogni Due, dei due mondi Un Solo vedo, Uno cerco, Uno conosco, Uno canto, Uno contemplo!
Egli  l'Ultimo, Egli il Primo, Egli  l'Intimo, Egli  il Fuori, Solo Yo hi e Yo man hi io conosco, io solo canto!
Ebbro al calice d'Amore, non so pi mondo, n cielo, pi di nulla so vantarmi, svergognato e libertino!
Se ho passato in vita mia un sol giorno senza Te, io mi pento della vita, per quel giorno e per quell'ora!
Se nel mondo con te solo star potessi un sol momento, sotto i piedi mi porrei i due mondi in gioia e danza!
O tu Sole di Tabriz, cos ebbro sono al mondo ch non so pi cantar d'altro che di vino e di vergogna!
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IL COMPAGNO DELLA CAVERNA.
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O Compagno mio, o mia Caverna, o Amore che il cuore mi divori!
Compagno tu sei, caverna tu sei, Signore! Proteggimi e guardami!
No tu sei, Spirito tu sei, Vincitore e Vinto tu sei, petto squarciato tu sei, e io avanti alla porta del Tuo mistero!
Luce tu sei, gioia tu sei, fortuna trionfale tu sei, L'uccello del Sinai tu sei, e io ferito dal tuo becco!
Goccia tu sei, mare tu sei, grazia tu sei, ira tu sei, zucchero sei, e sei veleno: pi dunque non tormentarmi!
Tu sei la dimora del sole, tu il palazzo di Venere, tu il giardino della speranza: mostrami la via, o Compagno!
Tu sei il giorno, tu sei il digiuno, tu l'elemosina, tu sei l'acqua, tu sei l'anfora, dammi da bere!
Esca tu sei, rete tu sei, sei vino, sei calice, tu sei maturo, tu sei immaturo: non lasciarmi immaturo!
Se questo corpo meno inganni tramasse, meno assalisse come predone il cuore, sarebbe questo un modo per por fine a tante parole!
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IL POETA E IL SANTO.
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Mi son liberato al fine dalla carne e dalla passione: il Vivo  dolore, il Morto  dolore, Vivo e Morto non sono mia patria, mia patria non  che la grazia di Dio! Mi son liberato alfine da questi versi, da questi ghazal, o Eterno Sovrano e Sultano,
Mofta'elon mofta'elon mofta'elon m'hanno ammazzato! Rime e pasticci di metri d: Se li porti il demonio! Non son che scorza, non son che scorza, adatta a midollo di poeta! O silenzio! Tu sei il mio midollo, la mia melodia dolce e profonda: ben poca  la virt del Silenzio in chi non ha timore e speranza! Pei villaggi distrutti e deserti non ci son decime, n kich o qalon, ebbro e distrutto son io, non cercar nei miei versi valori ed errori! Finch non mi rende Rovina come mi darebbe il Tesoro? Finch non mi annega nell'onda come mi abbraccerebbe nel mar della Grazia?
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Lo specialista della Parola che pu sapere di zuccherino Silenzio? Che pu sapere il Secco dell'umido tarlalal nostro?
Specchio son io, specchio son io; niente parole, niente parole, potrai vedere l'estasi mia, se si fa occhio l'orecchio tuo!
Agito a danza le mani come albero, turbino in tondo come la luna il mio rotare colore di terra  pi puro dei cerchi del cielo. O iniziato che parli! Parli a che possa pregare per te, ch'ebbro e felice divento ogni alba al tempo della preghiera!
Non ti rifiuto la tunica mia, non il mio rozzo centone, e quel che dal Sovrano mi giunge, mezzo  per te, mezzo per me!
Dalla mano del Re mi giunge il Calice, mi giunge l'Anfora eterna, la fonte lucente del Sole ne chiede, qual mendicante, un sorso! Sono silenzioso, la gola ho stanca, parla tu, eloquente Iniziato, tu hai l'alito dolce di David ed io son fuscello che vola a quell'alito!
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IL MULINO.
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Come grano  il cuore, e noi siamo la macina del mulino: che pu sapere la macina di questo suo eterno girare?
Il corpo  come il sasso e l'acqua ne sono i pensieri e le pene; dice il sasso: "L'acqua sa quel che avviene..."
E dice l'acqua: "Chiedi al Mugnaio piuttosto, ch' lui che ha scavato il canale a far scendere l'acqua".
E il Mugnaio ti dice: "O tu che mangi e ti nutri, se non girasse la ruota come nascerebbe il pane?".
Ma molte sono le cose che qui si potrebbero dire: taci dunque, e chiedile, che te le dica, a Dio!
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OLTRE I CIELI.
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Limite alcuno non ha questo nostro deserto, pace alcuna non ha questo cuore mio, quest'anima.
Universi su universi han preso immagine e forma: quale dunque di queste immagini  l'immagine nostra?
Se tu vedrai per la strada una testa mozzata che verso la nostra piazza sta rotolando, chiedile, chiedile, i segreti del cuore e ti dir il nostro mistero nascosto.
Ah potesse, potesse un orecchio mostrarsi capace d'intender dei nostri uccelli il linguaggio!
Ah potesse, potesse un uccello volare con il rutilante collare dell'arcano di Salomone!
Che dir dovrei dunque? Che cosa sapere? Che questo racconto  storia troppo alta pel nostro limitato potere.
Ma come tenere il silenzio, se ad ogni momento questa mente sconvolta mi diventa sconvolta pi ancora?
Pernici volano insieme, e falchi nell'aria sottile della nostra terra montana, in un'aria che  il settimo cielo dell'aria,
e al cui apogeo brilla il nostro Saturno.
Non sono i sette cieli sotto al Trono, all'Empireo? Ma oltre l'Empireo e il Trono corre la nostra folle rivoluzione!
Anzi, a che parlare di brame d'Empireo e di Cieli?  verso il giardino d'Unione Perfetta che vola il nostro sentiero!
Lascia questo discorso e pi non chiedermi nulla, ch la nostra storia  interrotta,  spezzata,
E ormai Saloh ad-Dyn, l'amico, ti mostrer la bellezza suprema del nostro Imperatore e Sovrano.
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LA RIBECA.
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Sai tu che cosa dice il rabob, parlando di lacrime e di dolore bruciante?
Dice: "Sono scorza rimasta lontana dal midollo: perch non dovrei piangere nel tormento della separazione?".
E il legno anche dice: "Ero un ramo verde come corsiero veloce ed, ecco, ho la sella spezzata e gli speroni strappati".
Noi siamo esuli lontani, o Sovrano, ascoltate da noi il grido: "A Dio ritorniamo!".
Da Dio germinammo da prima nel mondo e a lui torneremo, dopo questa rivoluzione.
Il nostro grido  come campanello di carovana, come tuono quando se ne vanno le nubi.
O viandante! Non legare il cuore a nessuna dimora, perch soffrirai quando te ne strapperanno via.
E poi che tante dimore hai percorso da quando eri goccia di sperma fino all'adolescenza,
prendile a scherzo, che a scherzo le possa lasciare: rinuncerai a poca cosa e alto compenso ne avrai!
Prendi invece sul serio Colui che ti ha preso sul serio; Primo  Lui ed Ultimo: cerca Lui solo!
Suona il suo violino in modo s dolce che la sua freccia trafigga e sconvolga il cuore agli amanti.
Se Turchi e Greci e Arabi sono innamorati di Lui, questo suono del rabob parla il loro stesso linguaggio.
Il vento geme, il vento ti chiama: "Vieni dietro a me fino al ruscello d'acqua.
Ero acqua io, son divenuto vento e venuto a salvare gli assetati da questo miraggio!"
La Parola  quel vento che acqua era stato e acqua torna ad essere quando getta via il velo.
Da fuori delle sei dimensioni questo grido  arrivato: "Fuggi via dallo spazio e non allontanare da me il volto!"
O Amante! Non sei da meno della falena: quando mai la falena si astiene dal fuoco?
Il re  nella citt per prender me, gufo; come potrei fuggir la citt verso i luoghi ruinati?
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SON VENUTO COME LA PRIMAVERA.
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Son venuto a prenderti, a tirarti per l'orecchio a privarti del tuo cuore e di te stesso e a metterti nel Cuore e nell'Anima!
Son venuto qual lieve primavera da te, o cespo di rose, ad abbracciarti a me stretto, e a sfogliarti dolcemente!
Son venuto a darti posto splendente in questo sublime palazzo per portarti, come preghiera d'amanti, al di l del firmamento!
Son venuto perch hai rapito un bacio a un bell'Idolo: restituiscilo allora in letizia, ch son pronto a prenderlo io!
Lascia il Fiore (gol), ch tu sei il Tutto (kol), sei colui che ordina la divina Parola (qol),
Se gli altri non ti conoscono, poich sei me, ti conosco!
L'anima mia tu sei, tu sei colui che recita la mia Fotiha; sii tu stesso una Fotiha, ch'io tutta ti legga col cuore!
Sei la mia preda, la mia caccia, anche se sfuggisti alla rete; ritorna ancor nella rete, ch, se non torni, ti acchiappo!
Il leone m'ha detto: "Strana gazzella tu sei, corri! Perch m'insegui s rapida? Attenta, ch'io voglio sbranarti!"
Accetta la ferita e corri avanti come scudo d'eroe attento solo alla corda dell'arco, se non vuoi che ti pieghi come arco.
Dalla polvere infima all'uomo ci son migliaia di tappe: di regno in regno ti portai, non ti abbandoner sulla strada!
Non dir nulla, non spumeggiare, non alzare il coperchio alla pentola, bolli ancora, bolli paziente: io ti far in alto volare!
No, ch tu sei figlio di leone nascosto in un corpo di daino ma io da questo velo di daino ti far libero uscire.
Tu sei la mia palla da polo e corri spinto dalla mia mazza sebbene io correr ti faccia, son Io che a corsa t'inseguo!
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CHE GIORNO  QUESTO?
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Venite venite, ch il giardino  fiorito venite, venite, ch l'Amato  arrivato!
Tutti assieme portate e il mondo e la vita e consegnatele al Sole, che ha sguainato la spada!
Di quel brutto ridete che pur fa vezzi e moine, di quell'amico piangete che s' tagliato via dall'Amico!
Tutta la citt  in tumulto da quando corre la voce che ancora una volta il Pazzo s' liberato dalle catene!
Che giorno  mai questo, che giorno?  il D del Giudizio: non vedete sbandierato sull'orizzonte il Libro delle Azioni di tutti? Battete i tamburi, battete, e pi non parlate! Che possono pi , ora, cuore e intelletto? Anche l'anima stessa ha
paura!
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IL SAMO'.
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Il samo'  pace all'anima dei vivi e solo lo sa chi ha anima viva. Colui solo vuol risvegliarsi che s' addormito in mezzo al giardino, ma chi s' addormentato in una prigione danno  solo per lui il ridestarsi.
Il samo' fallo quando c' festa di nozze non in un funerale, luogo atto ai lamenti. Ma colui che non conosce la sua essenza
colui ai cui sguardi  ascosa questa perlacea luna, che ci fa uno cos con samo' e tamburello?
Il samo'  fatto per l'unione all'Amato!
Coloro che han sempre il viso volto alla Quibla per loro il samo'  questo mondo e quell'altro, e quelli poi che danzano nel cerchio del samo' girano rapidi e hanno in mezzo la Ka'ba!
Se vuoi una miniera di zucchero ecco l la troverai; se ti basta una sola zolletta, gratis t' data!
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EBBREZZA MISTICA.
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O cammelliere, guarda ai cammelli! Da un capo all'altro della carovana sono ebbri, ebbro il padrone, ebbra la guida, ebbri gli estranei, ebbri gli amici! O giardiniere! Il Tuono fa da menestrello, la Nube da coppiere, e ormai  ebbro il giardino, ebbro il prato, ebbro il bocciolo, ebbra la spina! Fin quando te ne starai a girare, o cielo? Guarda al girare degli elementi: ebbra l'Acqua, ebbra l'Aria, ebbra la Terra, ebbro il Fuoco!
Cos si presentan le forme, quanto all'intimo senso non chieder neppure: ebbro  lo Spirito, ebbra la Mente, ebbra la Fantasia, ebbri i Cuori!
E tu, o tiranno, lascia la tua crudele superbia, fatti terra, e vedrai la polvere tutta, atomo ad atomo, ebbra di Dio sublime Tiranno Creatore! E non dir che d'inverno pi non resta ebbrezza al giardino: nascosto a sguardi furtivi s' ancora per un tempo inebriato. Le radici degli alberi s'imbevono di vino segreto: aspetta qualche giorno, e vedrai gli alberi di nuovo svegli e inebriati! Se ti arriva un colpo pel disordinato inceder degli ebbri, non t'irritare: con tale coppiere e tal menestrello, come un ebbro camminerebbe diritto?
O coppiere! Distribuisci il vino in modo uniforme e smetti questi giochi: ebbri sono gli amici perch lo concedi, ebbri i nemici pel diniego! Aumenta ancora il vino, o coppiere, che sciolga ogni nodo; finch non d alla testa il vino, come l'ebbro scioglierebbe il turbante?  per avarizia di coppiere o per vino cattivo: se questo non  come potrebbe il viandante incedere in preda all'ebbrezza?
Guarda i volti s pallidi e dona vino rosato, perch i volti degli ebbri e le guance non hanno, mi pare, quel rosa. Un vino hai divino, leggero al sorso e sottile, che, se vuole, ne beve l'ebbro cento kharvor al giorno! O Sole divino di Tabriz! Nessuno  sobrio, quando tu sei; atei e credenti sono ubriachi, asceti e libertini son ebbri!
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NON C'.
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Abbiam cercato una guida altra che il tuo Amore: non c'. Abbiam cercato un compagno diverso dal tuo Simbolo: non c'.
Dimmi qual  il cercar che tu vuoi, che in questo modo cercammo, ma nulla trovammo: non c'.
Cercheremo ormai l'Amico nel cielo; sulla terra cercammo un amico: non c'.
Un'immagine come quella tua di luna, o tu senza immagine, fino al settimo cielo l'abbiamo cercata: non c'.
Meglio  annientarci davanti a quella immagine pura, ch nei due mondi cercammo qualcosa pi bella: non c'.
Anche ammettendo d'aver bevuto tutti i purissimi vini del mondo cercammo la feccia della passione vera: non c'.
Degno d'esser cercato  il sigillo di Salomone molti anelli ci sono, ma quel sigillo non c'.
L'immagine che era incisa in quel malioso sigillo fra gli idoli di Roma e di Cina l'abbiam cercata: non c'.
L'immagine di cui sto parlando, immagine santa, era la forma del Creatore di tutte le forme: non c'.
In quella forma soltanto si ottiene assoluta certezza; fuori di quella cercammo certezza: non c'.
Ben naturale  per noi avere dubbi e sospetti, ch cercammo un amico fidato senza inganni: non c'.
La nostra schiena  curva come arco sotto il peso del dubbio; una strada cercammo senza agguati e imboscate: non c'.
Quella luce evidente che tutta si mostra chiarissima nel manifesto e nel visibile, l'abbiamo cercata: non c'.
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DESIDERIO DELL'AMICO.
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Disvela il volto, ch roseti e giardini io desidero, apri le labbra, ch dolci e canditi io desidero!
O Sole! Mostra il tuo viso oltre il velo di nuvole, ch quella faccia raggiante splendente io desidero!
Innamorato di te, ho udito il suono del tamburo che chiama, ed ecco il falcone  tornato: il braccio del Sovrano io desidero!
Capriccioso dicesti: "Vattene, e pi non m'annoiare!" Ma quel tuo dire "pi non m'annoiare!" io desidero!
O vento soave che spiri dai prati dell'Amico spira su me ancora, ch profumi d'erbe odorose io desidero!
Quel pane e quell'acqua che le sfere celesti ci danno  torrente traditore: sono balena immensa e l'Oceano io desidero!
Come Giacobbe gridi levo e lamenti la bella visione di Giuseppe di Canaan io desidero!
Davvero mi sembra prigione senza di te la citt: vagare cercando per monti e per valli io desidero!
In una mano il calice di vino, nell'altra la treccia dell'Amico danzare cos sulla piazza del patibolo io desidero!
Stanco  il mio cuore di questi compagni sciocchi ed imbelli: il Leone di Dio, Rustam l'eroe io desidero!
Per quanto povero io sia non accetterei un frammento di gemma, miniera di diamanti rari, tremuli di bagliori io desidero!
L'anima ho stanca di Faraone e della sua tirannia; la luce di Mos dal volto irradiante io desidero!
Ieri vagava lo sheikh con la lampada per la citt, "Di bruti e mostri son stanco, diceva,  l'Uomo ch'io desidero!"
M'han detto: "Non si trova quello che cerchi, molto l'abbiamo cercato!"
Ma la cosa che mai non si trova, quella io desidero!  ascoso agli occhi, eppur tutti gli occhi vengon da Lui: quell'Ascoso dalle manifeste creazioni io desidero!
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L'AMORE.
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Quell'anima che non ha per costume l'Amore, meglio  che non sia, ch onta  l'essere suo!
Inbriati dunque d'amore, ch Amore  tutto quello che esiste, senza la veste d'Amore non si va alla corte dell'Amato.
Se chiedono: "Amore cos'?" rispondi: "Rinuncia al volere: chi alla Libert non sfugge non  libero mai!".
L'Amante  un Imperatore e i due mondi stan gettati ai suoi piedi: il Re non riguarda nemmeno a quel che gli gettano ai piedi.
L'Amore e l'Amante vivono davvero in eterno: non attaccare il cuore a cose riflesse e prestate!
Fin quando t'abbraccerai stretto un amante gi morto? Abbraccia piuttosto la Vita, che non ha limite mai!
Quel che di primavera  nato d'autunno perisce, ma il cespo di rose d'Amore non cresce con la primavera.
La rosa che in primavera fiorisce ha per compagna la spina, il vino che vien dal succo dell'uva porta con s il mal di capo.
Non star l ad aspettare guardando ansioso la strada, ch certo morte non v' peggior dell'attesa.
Attacca il cuore piuttosto a moneta sonante, se sei sincero; porgi orecchio a questa ragione, se non hai orecchio da schiavo!
Non tremar sul destriero del Corpo, ma va, pi rapido, a piedi: ali d Iddio a colui che non cavalca sul Corpo!
Lascia i pensieri, e abbi un cuore semplice e puro come volto di specchio, senza disegni ed immagini.
Quando lo specchio  puro di forme, riceve ogni forma, e quel purissimo volto non svergogna il volto di alcuno.
Se vuoi uno specchio puro, contmplati entro te stesso, ch quello specchio non teme n ha vergogna del vero.
E se un volto di ferro trova, a forbirlo, tanta purezza, ch sar mai del volto del Cuore che non sa polvere e ruggine?
Ma fra il cuore ed il ferro c' pur differenza ed  questa: che l'uno mantiene i segreti e l'altro non sa mantenerli.
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L'UNIONE.
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Ad ogni istante arriva la voce d'amore da destra e sinistra. Stiamo partendo pel Cielo, chi viene, chi viene a guardare?
Gi siamo stati nel cielo, siamo stati compagni degli angeli e l ancora torniamo, amico, la patria nostra  quella!
Anzi siamo pi alti del Cielo, siamo pi ancora degli Angeli. Perch non passiamo oltre dunque? La nostra meta  l'Eterno!
C' gran differenza fra un mondo di polvere e una perla purissima, e s'anche siamo qui sprofondati, fuggiamo, ora, da un luogo siffatto!
Fortuna  nostra compagna, dar la vita il nostro mestiere, e capo della nostra carovana  il Vanto del Mondo, Muhammad.
Il profumo soave di questa brezza vien dal suo ricciolo attorto, il raggiare di questa Immagine vien dal suo volto di Luce d'aurora!
Per la sua guancia s' spaccata la Luna, non resse a mirare il suo volto; guarda che fortuna ha trovato la Luna, pur umile e bassa mendica!
Rimira nei nostri cuori: di continuo si fende la Luna; perch l'occhio tuo  distolto dalla vista di quella visione?
L'ondata della Preesistenza  giunta, e ha spezzato la nave del corpo; or ch' naufragata la nave,  tempo d'unirsi all'Amato!
Anatre sono gli uomini, nate dal mare dell'Anima, un uccello nato in quel mare perch resterebbe nel mondo?
Anzi siam tutti perle in quel Mare, tutti in quel mare abitiamo, altrimenti perch dall'oceano dell'Anima sgorgano onde su onde?  tempo d'Unione e d'Incontro,  tempo d'Eterna Bellezza  tempo di Grazia e di Dono, ch il mare  chiarore, chiarore!
 giunta l'ondata di Grazia, ci arriva il rombo del mare,  spuntata l'Alba della beatitudine, non l'Alba, la Luce di Dio!
Chi rappresenta il ritratto? Chi son questi re, questi prncipi? Chi questa saggezza decrepita? Son tutti null'altro che veli! E a questi veli rimedio son solo estasi ebbre, e la fonte di queste ebbrezze  negli occhi tuoi, nel tuo capo!
Il capo in s non  nulla, ma tu possiedi due teste, questa testa sporca di mondo, quella testa pura di cielo!
O quante teste sante son cadute e sparse sotterra perch tu possa sapere che questa tua testa vive per l'altra!
Solo si vede la testa seconda, la Testa Prima  nascosta, perch, sappi, oltre il mondo c' un cosmo senza confini.
Chiudi l'otre, acquaiolo, e prendi vino dalla mia damigiana! L'anfora delle percezioni ha collo pi angusto che passo.
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L'AMANTE PERFETTO.
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Ho bisogno d'un amante che, ogni qual volta si levi, produca finimondi di fuoco da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno che soffochi il fuoco d'inferno sconvolga duecento mari e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli come lini attorno alla mano e appenda, come lampadario, il Cero dell'Eternit, entri in lotta come un leone, valente come Leviathan, non lasci nulla che se stesso, e con se stesso anche combatta, e, strappati con la sua luce i settecento veli del cuore, dal suo trono eccelso scenda il grido di richiamo sul mondo; e, quando, dal settimo mare si volger ai monti Qof misteriosi da quell'oceano lontano spanda perle in seno alla polvere!
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MORITE, MORITE!
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Morite, morite, di questo amore morite, se d'amore morirete, tutti Spirito sarete!
Morite, morite, di questa morte non paventate, da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!
Morite, morite, da questa carne morite, non  che laccio la carne, e voi ne siete legati!
Prendete, prendete l'accetta per scavar la prigione! Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!
Morite, morite davanti al Sovrano bellissimo: morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!
Morite, morite, uscite da questa nube, usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!
Tacete, tacete, il silenzio  sussurro di morte; tutta la vita  in questo: siate un flauto silente.
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IL VERO PELLEGRINAGGIO.
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O gente partita in pellegrinaggio! Dove mai siete, dove mai siete? L'Amato  qui, tornate, tornate!
L'Amato  un tuo vicino, vivete muro a muro: che idea v' venuta di vagare nel deserto d'Arabia?
A ben vedere la forma senza forma dell'Amato, il Padrone e la Casa e la Ka'ba siete voi!
Dieci volte siete ormai andati per quella via a quella Casa, provate una volta da questa casa a salire sul tetto!
Bella  la casa di Dio, ne avete narrato i segni: provate ora a darci un segno del padrone di quella casa!
Dov' il mazzo di fiori, se avete visto quel Giardino? Dov' la perla dell'anima, se uscite dal mare di Dio?
Comunque, possa tanta fatica vostra divenirvi un tesoro, sebbene, ahim, siete voi stessi velo al tesoro!
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LA LUNA.
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Nel firmamento  apparsa all'alba una Luna  scesa dal cielo e ha rivolto a me lo sguardo. Come falco che strappa via un uccello qual preda mi rap quella Luna e corse di nuovo nel cielo. E quando a me stesso guardai, pi me stesso non vidi; ch, in quella Luna, il mio Corpo per grazia sottile s'era fatto anima pura! E quando viaggiai entro l'anima non vidi che Luna
finch svelato fu tutto della manifestazione eterna il mistero! I nove cerchi del cielo s'erano immersi in quella luna, e la barca dell'essere mio s'era tutta in quel mare nascosta.
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Si franse d'onde quel mare, e torn la Ragione e lanci il suo grido: cos fu, cos avvenne. Spumeggi, quel mare; e da ogni frammento di quella schiuma di qualcuno venne un disegno, venne di qualcosa un corpo, e ogni frammento di schiuma corporea che si mostr da quel mare poi subito si fuse e in quel mare entr ancora; ma senza l'aiuto del Signore, del Sole divino di Tabriz non si pu vedere la Luna, non si pu essere mare.
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QUANDO SAR?
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Quando sar che questa gabbia divenga giardino fiorito, e degna divenga ch'io vi passeggi in letizia?
Quando questo veleno mortale si far miele e questa spina pungente sar gelsomino?
Quando quella luna di quattordici giorni sar stretta al mio seno? Quando l'invidioso maligno sar triste e scornato?
Quando il sole ci protegger coi suoi raggi? Quando quel cero rester nel mio candeliere?
Quando quel liuto di gioia trover nuovi accordi e questo orecchio si adatter al tan-tan del suo ritmo?
Quando nel campo del cielo avremo raccolti di Luna e di Spica? Quando la luce di Canopo briller sullo Yemen?
Quando le giare del vino d'amore traboccheranno e sar il momento di saporosi festini e banchetti?
Quando il Simorgh delle nostre brame arriver dai monti Qof e cadr nella rete di uno Shibli e di un Abi'liHasan?
Quando ogni atomo di pulviscolo diverr come un sole e ogni goccia, per grazia di Dio, diverr un Paradiso?
Quando ogni agnello berr latte di lupa e ogni elefante sar amico del rinoceronte?
Quando, per la folla delle belle dal volto di luna, ogni angolo della nostra citt diverr come regno di Cina?
Quando ogni amante sconvolto e disperato sar immerso nelle gioie d'amore?
Quando la salma dei morti risorger a vita e sar liberata da lenzuoli e sudari?
Quando la sciocca ragione diverr fremente follia e l'intelletto si liberer dalla sottomissione ad un corpo?
Quando l'anima e i cuori di centomila folli d'amore avranno dolce la bocca per il bacio dell'Amato?
Quando verr il giorno che l'anima di tutti gli ebbri diverr coppiera di mille gioconde assemblee, e quell'arido essere che prendeva a gabbo l'amore famoso per amore diverr fra uomini e donne, e chiunque sia caduto nel pozzo della separazione
trover una corda che lo guidi in alto alla luce?
Non dir ci che resta, conservalo ancora nel cuore:  meglio che la Parola si aggiri in quella patria profonda.
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LA NOSTRA MORTE.
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La nostra morte  sposalizio con l'eterno e quale n' il segreto? "Egli  Dio, Uno!"
Si divide il sole passando per le finestre di casa, chiuse che sian le finestre scompare ogni numero.
Quella molteplicit che esiste negli acini d'uva scompare nel succo dolce che stilla dal grappolo franto.
Chiunque viva nella Luce di Dio la morte di un simile spirito , a lui, d'aiuto.
Non dir n male n bene dei morti, ch sono ormai al di l del male e del bene.
Fissa la vista in Dio e non parlar d'invisibili, a ch'Egli, nella tua vista, ponga una seconda vista.
 la vista dell'occhio corporeo, quella vista da cui non balza visibile alcuna cosa misteriosa e celata; ma quando lo sguardo suo s'illumina della luce di Dio qual cosa mai pu restare nascosta a quella luce suprema?
Bench tutte le luci siano di Dio, non chiamare quelle luci tutte "Luce d'Eterno".
Luce eterna  solo la luce del Signore, luci effimere son quelle della carne e del corpo.
 luce di fuoco d'inferno che brilla negli occhi delle creature che non sieno purificati dal collirio di Dio!
E allora il suo fuoco  Luce per la potenza d'Abramo, e gli occhi della ragione son qui ignari come quelli dell'asino.
O Signore che dai il dono della visione l'uccello dello sguardo vola a Te sull'aria di una santa brama!
Il Polo, questo che  il cielo dei cieli  per cercare te che ha eretto il suo osservatorio sublime!
O metti suprema visione nell'occhio suo, o non respingerlo per difetto, ch'abbia, di vista.
Rendi l'anima sempre pi occhio, a ogni istante, proteggila dalla rete delle snelle stature e delle guance rosate!
Quando gli occhi, in grazia Tua, sono risvegliati nel sonno un tal sonno di sogni,  perfezione,  pienezza.
Ma chi dorme non trova l'interpretazione del sogno da quel sonno tu dstalo, dell'invidia a dispetto.
Altrimenti s'attorcer in sforzi vani e arder, del fuoco dell'amore dell'Uno fino alla tomba.
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INAFFERRABILIT.
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Afferra l'orlo della veste del Suo favore ch d'improvviso egli fugge, ma non tirarlo come freccia, ch fuggir certo dall'arco! Quali giochi di forme, quante abili astuzie egli crea! Se nella forma  presente, fugge per la via dell'essenza! Se tu lo cerchi in cielo, splende nell'acqua come chiaro di luna, ma come entri a afferrarlo nell'acqua, fugge rapido in cielo! Lo cerchi nell'Oltrespazio? T'indica allora lo spazio, e quando nello spazio lo cerchi fugge nel senza luogo.
Come la freccia fugge dall'arco, uccello di fantasia, alla Fantasia sfugge, come da quella fugge Certezza.
Da questo e quello voglio fuggire, non per noia, ma per paura che quella Bellezza sottile sfugga a questo ed a quello!
Come il vento ho fuggevole il piede, per amor della rosa son come brezza, rosa che, per paura d'Autunno, fugge via dal giardino. Quando vede che si sta per dirlo, il Suo nome fugge talmente che non riesci neppure a dire: ecco, il tale mi sfugge! E a te sfuggir in tal maniera, che se ne tracci l'immagine l'immagine voler dalla tela, fuggir dalla mente il ricordo!
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IL GIORNO DELLA MORTE.
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Quando il giorno della morte, si muover la mia bara, non pensare che il cuore mio sia rimasto nel mondo.
Non piangere per me, non dire "ahim! ahim!" Cadresti nella rete del diavolo, ahim, allora!
Quando vedrai il mio feretro non dire: " partito lontano!"  proprio quel giorno, per me, giorno d'unione e d'incontro!
E quando mi deporrai nella tomba non dire: "addio, addio!" Perch la tomba  un velo che cela l'eterna comunione del cielo.
Hai visto lo sprofondamento, contempla la resurrezione: reca forse danno, il tramonto, al sole e alla luna?
A te sembra tramonto mentre invece  un'aurora; la tomba sembra un carcere ma , all'anima, liberazione.
Qual seme mai sprofond in seno alla terra che non germin poi?
Perch questo dubbio, allora, per quel seme ch' l'uomo?
Qual secchio scese nel pozzo che non torn pieno d'acqua freschissima?
Perch dunque il Giuseppe dell'anima avrebbe paura del pozzo?
Chiudi la bocca da questa parte e riaprila dall'altra parte del cosmo, ch il tuo canto trionfale risuoni alto nell'Oltrespazio!
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ANNEGARSI IN DIO.
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Ieri, all'alba, passando mi disse l'Amato: "Sei fascinato, fuori di te: quanto questo deve durare?
Il mio volto fa invidia alla rosa e pur tu gli occhi hai riempito di lacrime di sangue di cuore cercando la spina!".
Dissi: "O tu, davanti alla cui snella statura il cipresso pare un arbusto, O tu, davanti alla cui guancia lucente  nero il cero del firmamento, O tu, che hai tutti sconvolti i cieli e la terra, non  cosa strana ch'io non abbia presso di te udienza!"
Disse: "Son io l'anima tua e il tuo cuore: perch sei tu stupefatto? Non far pi parola e sii ancora, al mio petto di gelsomino, aiola dolente!"
Dissi: "O tu che all'anima e al cuore hai strappato la pace di tacere non ho la forza". E allora ei disse d'un tratto:
"Tu sei del mio oceano la goccia: a che pi parli ancora? Anngati in me, e l'anima conchiglia abbi piena di perle!"
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L'IO.
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Il profumo dell'Amato aspiro ogni istante dal seno profondo dell'Io: come non abbracciar stretto dunque il mio Io ogni notte?
Ieri ero un giardino d'amore, e mi venne in cuore tal voglia, il suo Sole mi apparve dagli occhi e ne scese un ruscello di pianto. Ogni rosa fiorente che spunta dal labbro suo ridente s' salvata dalla spina dell'Essere,  sfuggita alla Spada!
Ogni albero, ogni erba, danzava lieta nel prato, ma per gli occhi del volgo erano fermi, legati.
D'improvviso entr da una parte il mio snello Cipresso, cadde in estasi il prato, il platano batteva a danza le mani.
Volto di fuoco, vino di fuoco, amore di fuoco, tutti e tre a gioia: ma l'anima mia spaventata da quelle vampe intrecciate gridava: dove fuggire? Nel mondo dell'Unit Regale non c' spazio pel numero, che di necessit esiste solo nel mondo dei cinque sensi, dei quattro elementi.
Puoi contar nella mano centomila dolcissimi frutti, ma, se vuoi farne Uno, schiacciali tutti assieme! Guarda che discorso hai nel cuore senza conto di lettere: la purit del colore  una forma sgorgata dal Primo Principio.
Il Sole di Tabriz  assiso in pompa regale, e a lui dinanzi i miei versi s'allineano fila a fila come servi obbedienti.
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VIAGGIO.
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Se l'albero potesse muoversi, e avesse piedi ed ali non penerebbe segato, n soffrirebbe ferite d'accetta.
E se il sole non viaggiasse con piedi ed ali ogni notte come potrebbe illuminarsi il mondo all'aurora?
E se l'acqua amara non salisse dal mare nel cielo come avrebbe vita nuova il giardino con pioggia e ruscelli?
Part la goccia dalla patria, e torn, trov la conchiglia e divenne una perla.
Non part Giuseppe in viaggio dando l'addio al padre piangente?
E, viaggiando, non ottenne fortuna e regno e vittoria?
E Muhammad non part forse in viaggio verso Medina, e sovranit ottenne, e fu re su cento paesi? Anche se tu non hai piedi, scegli di viaggiare in te stesso, come miniera di rubini sii aperto all'influsso dei raggi del sole.
O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso, ch da simile viaggio la terra diventa purissimo oro.
Avanza da amarezza ed acredine verso dolcezza, ch da suolo amaro e salato nascono mille specie di frutta!
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PRIMAVERA ETERNA.
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Strana cosa  che in pieno autunno il Sole sia entrato in Ariete, e il sangue mi bolla e danzi come cammello in amore nei ruscelli del corpo! Guarda a questa danza d'onde di sangue, guarda! Il deserto  pieno di folli amatori! Guarda a questa letizia senza ragione, al sicuro da spada di Morte! Una carogna riprende la vita, un vecchio ritorna giovane, il rame diviene oro di miniera nella nostra citt: mirabile cambio! Una citt piena di vita e di gioia, ogni ebbro ha in mano un calice,
questo beve, l'altro  sobrio, qua torrenti di latte, l di miele!
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In un regno c' un solo sultano, qui, strano a dirsi, ne regnano cento! In cielo v' solo una Luna, ma questo cielo  pieno di Lune e Saturni! Va, va a dire ai medici: "Non c' qui lavoro per voi! Qua non ci sono malattie e nessuno soffre disturbi!
Non c' giudice, non tribunali, non sindaco, non poliziotti: sull'acqua del mare non vanno n liti, n processi n lotte!"
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PESCI FUOR D'ACQUA.
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Come non prenderebbe il volo l'anima, se, dalla gloriosa Presenza, giungesse invito zuccherino di grazia: Vieni vieni!
Come non salterebbe un pesce dall'arida terra nell'acqua, se dal limpido mare gli arrivasse all'orecchio il canto dell'onda?
Come il falcone non volerebbe dalla preda verso il sovrano, ove ascoltasse il richiamo "Ritorna!" dal tamburo regale?
Perch dunque ogni sifi non dovrebbe danzare come pulviscolo, nel Sole dell'Eternit che lo libera dalla dissoluzione?
Tale grazia, generosit, bont, bellezza, dono!
Chi pu rinunciarvi  davvero in perdizione e in errore!
Vola, su, vola, uccello, verso la tua miniera; sei libero ormai dalla gabbia, e aperte hai l'ali e le piume!
Parti da quest'acqua salmastra verso l'acqua di Vita, ritorna al tuo seggio di gloria dall'umile stanza dei servi!
Affrettati, affrettati, o anima, che noi anche veniamo da questa terra divisa all'universo di Unione!
Fin quando, come bambini, in questo mondo di terra, ci riempiamo il grembo di sassi, di polvere e fango?
Rinunciamo dunque alla terra e voliamo nel cielo, fuggiamo via dall'infanzia verso un banchetto d'adulti!
Guarda come t'ha messo nel sacco questa forma terrosa strappa la tela del sacco e trine fuori la testa!
Afferra tu con la destra questo decreto divino, non sei pi certo un fanciullo, che non sa destra e sinistra!
Dice Dio al messo della Ragione: "Vttene via!"
e dice alla mano della Morte: "Punisci le brame e le voglie!".
 giunto un richiamo allo spirito: "Parti verso l'invisibile!
Prendi quel ch'hai guadagnato, e pi non lamentare il dolore!
Tu proclama alto il richiamo, ch tu sei il Sultano: a te la grazia della risposta, a te la scienza della domanda!"
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L'ARTISTA.
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Sono artista, pittore, creo idoli ad ogni istante, e poi, tutti quest'idoli, ai Tuoi piedi li infrango!
Evoco cento fantasmi e li imbevo di spirito ma quando vedo il fantasma Tuo, li getto tutti nel fuoco!
Sei Tu il coppiere degli ebbri o il nemico sei della sobriet?
O Sei Tu uno che distrugge ogni casa che edifico?
In Te l'anima  dissolta, con Te  mescolata: ecco, io carezzo la vita solo perch profuma di Te!
Ogni goccia di sangue che germina da me, alla Tua polvere dice: Ho lo stesso colore che il tuo amore, sono compagno della tua
passione. Nella dimora d'acqua e d'argilla senza di te distrutto  il cuore: entra, o Amato, in casa o lascer, io, la casa!
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VICINANZA.
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Com' vicina l'anima tua alla mia, qualsiasi cosa tu pensi, io la so!
Ma ho segni che ti fanno ancor pi vicino avvicinati ancora e guarda il mio segno segreto!
Vieni dunque come derviscio fra noi, non scherzare, non dire: "Io son gi fra voi!".
Al centro della tua casa io sono come colonna dal tetto tuo curvo chino gi il capo, come grondaia.
Io son sempre con te nel tumulto del D del giudizio, non ospite sono, come s'usa fra gli amici del mondo.
Entro il tuo banchetto io giro attorno come calice pieno, e nelle tue battaglie corro avanti come lancia,
e, se preferisco morire rapido come il lampo, come il lampo della tua bellezza, sono senza lingua.
Sempre ebbro come sono, non fa per me differenza se d vita ad un morto, se prendo la vita a un vivo.
Se ti dono la vita per me  grande guadagno ch per ogni vita tu doni cento universi!
In questa casa ci sono migliaia e migliaia di morti e tu assiso fra loro dici: "Ecco il mio regno!"
Un pugno di polvere dice: "Ero treccia!"
un altro pugno di polvere dice: "Ero ossa!"
E tu t'arresti stupito, quand'ecco arriva l'Amore che dice: "Avanza dunque, io sono il Vivente l'Eterno!
Stringi al tuo seno il mio petto di gelsomino che, in questo stesso istante, ti liberer di te stesso!"
Taci, o Cosroe, e non far parola della dolce Shirin che di dolcezza tutta mi brucia la bocca.
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POVERT.
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Di tutto il mondo io scelgo te soltanto, permetterai che me ne sieda triste?
Il cuore  come penna in mano tua, da te la gioia mia da te la pena.
Che voglio io, se non quel che tu vuoi?
Che vedo io, se non quel che tu mostri?
Ora rosa tu cresci in me, ora spina; ora sento di rosa or colgo spine.
Se tu col mi tieni, col sono; se tu cost mi vuoi cost rimango.
Nella tinozza in cui colori i cuori chi sono io, qual  il mio amore, l'odio?
Tu fosti il Primo e l'Ultimo sarai, fa tu l'ultimo mio meglio del primo.
Quando tu ti nascondi, in nulla credo, quando ti manifesti son credente.
Solo posseggo ci che tu mi desti che cerchi dunque nelle mie bisacce?
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SPREGIO DEL MONDO.
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O mondo d'acqua e di terra, da quando t'ho conosciuto, centomila pene e dolori e disastri, ho conosciuto. Tu sei pascolo d'asini, non asilo puro di Cristo perch dovevo conoscere, io, questo pascolo d'asini? Da quando hai imbandito la mensa, non mi hai dato mai un goccio d'acqua pura, piedi e mani ho legati, da quando conosco mani e piedi! E perch non dovresti fasciarmi le mani ed i piedi? Non t'ha chiamato Dio stesso una culla? Ma ora conosco chi pu sciogliermi, liberarmi le mani ed i piedi!
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Come albero, da sotto la terra alzo al cielo le mani, nell'aria di Chi, amico, possa liberarmi dai ceppi! O bocciolo di fiore! Come hai fatto a divenir vecchio nel fior dell'infanzia? Rispose: "Fiorii fuor dell'infanzia da quando conobbi la brezza d'aprile!"
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Il ramo si volge su in alto perch dall'alto  venuto e io mi tendo verso l'Origine mia, da che ho riconosciuto l'Origine!
Ma perch parlare ancora d'alto e di basso? L'Oltrespazio  l'origine mia. Io non vengo da un luogo: come potrei distinguere il dove dal dove? No, taci piuttosto, entra nel Nulla e annientati in esso, vedi come le cose tutte le ho conosciute dal nulla!
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IL SOLE.
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Poi che son servo del Sole vi parler del sole; notte non sono, n adoratore delle notti, non parler di sogni.
Come messaggero del Sole e suo interprete, segreti messaggi prender da lui e vi porter la risposta.
E poi che vado come sole, briller su rovinati deserti, fuggir dai luoghi abitati, parler deserte parole.
Assomiglio alla vetta d'un albero lontano dalla radice: pur ristretto in secca corteccia, parler di succoso midollo.
Se pur son mela secca son pi alto d'un albero; anche se ebbro e sconvolto, dico parole veraci!
Da quando il mio cuore ha sentito il profumo della polvere della sua soglia, ho vergogna anche della polvere sua, non parlo che d'acqua purissima! Tgliti il velo dal volto, ch il volto hai glorioso!
Non permettere ch'io debba parlarti come sotto ad un velo!
Se hai il cuore di pietra, io son pieno di fuoco qual ferro; se assumi trasparenza di cristallo, io parlo di calice e vino!
Poi che nato sono dal Sole come il Re Qobod antico, non sorger nella notte, non parler di chiaro di luna.
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MAGNETE DIVINO.
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Gioia non vidi in entrambi mondi, salvo te, anima mia, molte maraviglie ho visto, ma non vidi miracolo simile a te!
Dicono che sorte dei miscredenti  fuoco bruciante: ma privo del fuoco tuo ho visto solo l'empio Abi Lahab!
Alla finestra del cuore spesso ho accostato l'orecchio dell'anima, molte parole ho sentito, ma non ho visto le labbra.
D'improvviso effondesti il favore tuo sopra questo tuo servo, e io non ne vedo ragione se non la tua grazia infinita.
O eletto coppiere, o gioia degli occhi miei, a te simigliante nessuno apparve fra gli Arabi, n fra i Persiani l'ho visto!
Versami tanto vino ch'io scenda gi da me stesso perch nell'io, nell'essere, non ho trovato che pena.
O tu che sei zucchero e latte, o tu che sei Sole e Luna, o tu che sei madre, sei padre, non ho parenti che Te!
O indistruttibile amore, o menestrello divino, sei tu appoggio, sei tu riparo, non trovo nome a te pari!
Siamo frammenti d'acciaio e l'amor tuo  calamita, sei origine d'ogni attrazione, ch in me attrazione non vedo!
Silenzio, fratello, abbandona scienza e finezza; finch tu non parlasti finezza alcuna non vidi!
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VIA GLI ESTRANEI!
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In questo mondo, noi non ci accordiamo a nessuno, non costruiamo una casa sotto la volta azzurra del cielo!
Ebbri siamo, folli siamo, assetati e affamati, per tutti  finito il banchetto, ma non  finito per noi!
Ecco l'ondata della grazia divina, e il nemico non  che schiuma e fuscello,
e noi non lasciamo l'onda per correre dietro a schiume e fuscelli!
Non eleviamo portici adorni su queste distese del nulla cos come un tempo fecero i Thamid,
ma solo castello d'amore su piana ampia d'eterno
fondiamo e costruiamo come gi No fece ed Abramo.
Voliamo a caccia, noi, oltre i monti Qof che chiudono il mondo,
non vogliamo prede gi morte, come turpi avvoltoi!
Non preferiamo osceni sponsali col demone nero ingannatore
alle belle spose dal volto di luna del Paradiso!
E gli arbusti che solo danno frutti di pena e tormento
non li piantiamo, noi, nella terra marcente della cupidigia.
E noi guardiamo all'anima, pura da ogni cosa del mondo,
non pel piacere che questa contemplazione santa dona allo sguardo.
Taci! Ch d'ora in poi n rime n ritmi
pi canteremo, a che estranei non le ascoltino, e indegni.
...
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PARTENZA.
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O amanti, o amanti,  tempo di migrare dal mondo, con l'orecchio dell'anima sento tamburi di partenza dal cielo!
Ecco s' ridesto il cammelliere e gi ha arrangiato le file e il prezzo gi ha chiesto pel viaggio: a che dormite, compagni?
Questi suoni che giungono da ogni parte sono campanelli che invitano al viaggio;
a ogni istante uno spirito vivo parte per l'Oltrespazio!
Da questi ceri capovolti, da questi immensi azzurri drappi,
uno strano popolo  uscito a che manifesti sieno i misteri!
Un greve sonno t'hanno insufflato queste sfere rotanti: ahim, ch leggera  la vita! Attento, ch plumbeo  il sonno!
O cuore, vola dal tuo Signore, amico, corri verso l'Amico,
o tu guardiano, svegliati, alzati: non deve dormire il custode!
Ovunque grida e tumulto, in ogni via fiaccole e torce: gravido  stanotte il mondo, a generare l'Eterno!
Fango eri e cuore divenisti, ignorante eri e fosti sapiente;
Colui che fino a qui ti trasse, ti trarr oltre, ora!
E, in questo suo trarre e tirare, dolci son pure i dolori,
acqua sono i suoi fuochi, non guardarLo con ira!
Egli abita fondo nell'anima, spezza ogni pentimento, ogni voto, per i suoi artifizi molteplici trema il cuore agli atomi!
O giocarello ridicolo che salti su come a dire: "qui comando io!".
Fin quando questi salti sciocchi? Piega il collo, o te piegheranno come arco!
Hai seminato imbroglio tutto irridendo e burlando,
hai creduto Dio un nulla: guarda ora, o mascalzone!
Asino, meglio ti si addice la biada; pentola, stai bene sporca di fumo,
il tuo posto  in fondo ad un pozzo, o disgrazia della casa e dei tuoi!
In me c' un'altra Persona che fa schizzar di fuoco i miei occhi;
se l'acqua scotta, sappilo, non  lei, ma il Fuoco!
Non tengo in mano sassi, con nessuno sto in guerra,
non ce l'ho con nessuno, son lieto come un giardino di fiori.
Quindi l'occhio mio  d'altro Universo, altra Fonte; qui un cosmo, l un cosmo: e io siedo alla soglia.
Ma alla soglia sta solo colui il cui parlare  silenzio: basta il mistero che hai detto, ritrai la lingua e pi non parlare!
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NON FARLO!
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Ho udito che vuoi partire lontano: non farlo!
che ami un altro amante, un altro amico: non farlo!
Tu sei un estraneo nel mondo, e pure mai fosti estraniato;
perch vuoi uccidere un povero mesto dolente? Non farlo!
Non sfuggire a me furtivo, non andar dagli estranei; tu lanci sguardi nascosti ad altri: non farlo!
O Luna per la quale la volta celeste  sconvolta!
Tu me distruggi e sconvolgi: non farlo!
Dov' il patto, dove il contratto che tu stringesti con me?
Vorresti violare la tua promessa e il tuo patto? Non farlo!
Perch far promesse, perch giuramenti e scongiuri?
Perch ti difendi con promesse e scongiuri? Non farlo!
O Tu la cui corte  al di l del nulla e dell'essere in questo istante stai scomparendo dall'essere: non farlo!
O Tu al cui comando obbediscono Cielo ed Inferno, tu mi rendi il Cielo un Inferno: non farlo!
Nel tuo campo zuccherino di canne son sicuro da ogni veleno: il Veleno tu fai compagno allo Zucchero: non farlo!
L'anima mia  una fornace piena di fuoco, ma pur non ti basta.
Fai pallido come oro il volto mio pel distacco: non farlo!
Quando nascondi il volto, la Luna s'oscura dolente.
Tu intendi eclissare il disco alla Luna: non farlo!
Quando tu porti carestia, le labbra nostre si seccano;
perch dunque inumidisci gli occhi miei di pianto? Non farlo!
Se non sopporti che gli amanti siano, come folli, in ceppi e catene,
perch allora abbagli gli occhi della ragione? Non farlo!
A un malato d'astinenza tu neghi dolciumi; il tuo malato lo fai cos peggiorare: non farlo!
L'occhio mio avido e ladro ruba la Tua bellezza; e tu scomparendo, amore, punisci la mia vista ladra: non farlo!
Ritirati dunque, compagno, ch non  pi necessario parlare.
Perch ti intrometti nella follia dell'amore? Non farlo!
Su altri che non sia la bellezza del Sole della Religione, Vanto di Tabriz, fra tutte le cose del mondo, volgi lo sguardo? Non farlo!
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VIENI!
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Vieni, deh vieni! ch da quando partisti pi non mi resta n ragione n fede, e ogni calma e ogni pace partirono da questo povero cuore. Non chiedermi del pallore del volto, della pena del cuore, del bruciore del petto,
Ch sono cose, queste, che nessuno potrebbe descrivere; vieni, guarda tu stesso!
Come pane ben cotto, pel tuo ardore avevo il volto rosato, e ora sono molliche cadute, raccoglimi dunque da terra!
Come specchio, in virt della tua bellezza ero pieno d'immagini; ora vedi come ho pallido il volto pieno di rughe e di grinze!
Come acqua scorro in ruscello attorto a destra e a sinistra,
e a destra e a sinistra in agguato m'attende la Separazione!
Notte e giorno, come la terra, ho il viso rivolto al cielo, in attesa del Volto tuo, che non entra nel cielo, non nella terra!
All'alba pieno di pena ho scritto una lettera alla brezza: "Per amor di Dio - le dico - vieni, deciditi dunque a partire!
Se il capo hai sporco di fango, vieni, non indugiare a lavarlo, se nel piede t'entra una spina, non sedere a toglierla, vieni!
Vieni, deh vieni! e liberami da questo venire ed andare vieni! che l'anima mia sia salva da questo e da quello!"
Questo messaggio t'invio: "O messaggero degli Amanti, dimmi presto, per amore di Dio, o profeta sicuro,
ch affogo nell'acqua e nel fuoco per l'onda dell'occhio e del cuore, che rimedio c' per salvarmi?". Risponde: "Questo appunto  il rimedio!"
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FOLLIA SACRA.
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Lascia ogni ipocrita astuzia, o amante, diventa pazzo, diventa pazzo!
Entra nel mezzo del fuoco, diventa falena, diventa falena!
Rendi te stesso estraneo, distruggi la casa,
e poi vieni, e, con gli amanti, dividi la casa, dividi la casa!
Va, e il petto tuo con acqua purissima lava e rilava da ogni malizia,
e poi, pel vino d'amore, diventa calice, diventa calice!
Bisogna che tutt'anima divenga per esser degno dell'Amato dell'anima,
e, se verso gli ebbri vai, vacci da ebbro, vacci da ebbro!
Poi che l'orecchino alle belle fa compagnia alla guancia rosata,
se vuoi quell'orecchio e quella guancia, diventa perla, diventa perla!
E poich l'anima tua  balzata nell'aria per la mia dolce leggenda,
annintati allora e, come gli amanti, diventa fiaba, diventa fiaba!
Tu sei notte di Tomba, va e divieni notte del Destino
e, come il Destino, agli spiriti tutti diventa nido, diventa nido!
I tuoi pensieri mirano a un luogo e l ti trascinano:
tralascia i pensieri, e, come il Destino, diventa veggente, diventa veggente!
Desiderio e fantasia serrature sono che serrano i cuori:
tu fatti chiave e, a quella chiave, diventa dente, diventa dente!
La luce divina del Profeta carezz il tronco del Hannon
tu non sei da meno di un legno, diventa hannon, diventa hannon!
Salomone ti dice: Ascolta il parlar degli uccelli!
Bestie e uccelli han paura di te, ma va, diventa tana, diventa tana!
Se l'idolo svela il suo volto, riempiti di lui come specchio,
e se scioglie le trecce l'Idolo, va, diventa pettine, diventa pettine!
Fin quando andrai, come Torre, solo in due direzioni? Fin quando sarai debole come Pedina?
Fin quando andrai storto come Alfiere? Diventa Regina, diventa Regina!
Hai ringraziato finora l'amore dei doni e dei beni ch'egli t'ha dato:
d ora in dono te stesso, diventa un grazie, diventa un grazie!
Per lunga era fosti pietra, per altra era fosti bruto,
e ancora un'era anima fosti, diventa Amato, diventa Amato.
O spirito loquente finch correrai qua e l per tetti e per mura?
Lascia ogni discorso di lingua, diventa muto, diventa muto!
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RISVEGLIO.
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Svegliati, svegliati,  passata la notte, svegliati!
Lascia tutto, lascia, lascia anche te stesso!
Nel nostro Egitto, ecco,  venuto uno sciocco a vender Giuseppe: non mi credi forse? Su vieni al bazar e vedi!
L'Assoluto ti far assoluto, colorir il tuo volto di rosa, ti toglier dalla mano la spina: vieni dunque al roseto!
Non ascoltare inganni e magie, perch lavi il sangue col sangue?
Capovolgiti come una coppa, e poi bevi fino alla feccia!
Sotto la Sua mazza ricurva, palla diventa, palla diventa!
E per dolce cibo del Suo avvoltoio, fatti carogna, fatti carogna!
 giunto un grido dal cielo,  arrivato il medico degli amanti!
Vuoi ch'egli venga da te? Fatti malato, fatti malato!
Questo petto consideralo caverna, recesso intimo dell'Amato, se sei "il compagno della caverna", entra nel buio, entra nel buio!
Tu sei proprio un sempliciotto, e il tuo denaro ai ladri hai donato!
Vuoi scoprire il ladro? Fatti brigante, fatti brigante!
Silente  descritto il mare e la perla: tu non parlar nel suo mare; vuoi pescar perle nel fondo? Trattieni il fiato, trattieni il fiato!
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DI CASA IN CASA DI VIA IN VIA.
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Oh, cammini, sembra, a torto e di sbieco... Che cosa hai bevuto, dimmi!
Come ebbro cammini, di casa in casa, di via in via!
Di chi sei stato compagno? I baci a chi li hai rubati?
Le trecce di chi hai sciolto, a anello a anello, a pelo a pelo?
Di chi mai puoi esser compagno, o tu, tutto occhio e luce?
Rapido e ascoso vai, come pesce guizzante, di lago in lago, di rivo in rivo!
Dimmi il vero, per la tua vita, o tu che sei anima mia e mio cuore, o tu il cui vino ha bevuto a gran sorsi il mio vitreo cuore! Dimmi il vero, non lo nascondere, non volger la schiena agli amanti: Dov' la Fonte, dov', da cui beva l'Acqua divina, a vaso a vaso? Il tuo fantasma ieri, cercando me nella folla, non riconobbe il suo servo e pur mi guardava, a faccia, a faccia. E quando m'ebbe riconosciuto, me servo traballante e inebriato, mi disse: "Vintene a casa, perch vaghi in qua e in l come un folle?
Per tutta la vita hai invano viaggiato con buoni e cattivi, con santi e malvagi
come una donna sciocca, di casa in casa, di marito in marito!" Gli risposi: "O messaggero dell'anima, o causa della discesa
dell'anima!
Dammi un po' di quel che hai bevuto; fin quando rimproveri e parole?"
Mi disse: "Se una sola scintilla di quello t'avvicini alla bocca ti riarder bocca e gola, e griderai, e urlerai!
Dio d a ciascuno il cibo di cui quegli  capace, non bramare quel che ti chiuder la gola, non cercarlo, no non
cercarlo!".
Risposi: "Dov' dunque il vino dell'anima? Oh, quel vino cui sacrificherei il cuore e la vita!
Io non sono di quei codardi che si spaventano a ogni piccola rissa!".
Taci dunque e sii fidato, confidente al segreto del bene e del male, e il segreto che non hai sperimentato mai non ridirlo!
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NON ANDARE!
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Graziosamente incedendo te ne vai; o anima mia, non andare!
O vita degli amici! Nel giardino, senza di me, non andare!
O firmamento, non girare senza di me! O Luna! Senza di me non brillare!
O Terra! Senza di me non germinare! O Tempo, senza di me non andare!
Questo mondo con te  bello, bello  con te l'altro mondo: in questo mondo non star senza di me, nell'altro senza me non
andare! O Intelletto! Senza di me non sapere! O Lingua, senza di me non parlare!
O Occhio! Senza di me non vedere! O Anima, senza di me non andare!
La notte fa bianco il suo volto per luce di luna.
Io son notte, tu sei luna: senza me in ciel non andare!
La spina  al sicuro dal fuoco, protetta in grazia alla rosa: tu sei rosa, io sono spina; nel roseto, senza me, non andare!
Nella punta ricurva della tua mazza io corro, se tu mi guardi; guardami sempre dunque, non battere senza di me, senza me non
andare!Se compagno sei del re, o gaudente, non bere senza di me!
Se al palazzo vai del re, o guardiano, senza me non andare!
Guai a colui che su questa via s'avvia senza segno di te!
O inafferrabile essenza, poi che tu sei il segno mio, senza me non andare!
Guai a colui che in questa via s'avvia senza saggezza, tu sei colui che conosce la strada, o Guida, senza me non andare!
Gli altri ti chiamano Amore, io "Sultano d'Amore", o tu pi alto d'ogni immagine di questo e di quello, senza me non andare!
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TU E IO
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Felice il momento quando sediamo, io e te, nel palazzo, due figure, due forme ma un'anima sola, tu e io.
L'acqua di vita dar immortale gioia al Verziere e al canto degli uccelli, quando insieme incederemo nel giardino, tu e io!
Le stelle del firmamento scenderanno a guardarci e la nostra splendida Luna mostreremo a loro, tu e io!
Tu e io senza pi tu n io ci uniremo nell'estasi, lieti e felici e liberi dalle vane parole, tu e io!
E gli uccelli celesti s'addolciranno di zucchero il becco nel luogo ove noi cos a gioia rideremo, tu e io!
Ma ben strano  che io e te stretti in un solo nido siamo, in questo momento, uno in 'Iroq e uno in Khoroson, tu e io!
In una forma su questa terra, e, pure, in altro disegno, nel paradiso eterno di dolcissima gioia, tu e io!
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CHI MI RIPORTA A CASA?
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Io son ubriaco e tu sei folle: chi mai mi porta dunque a casa?
Te l'avevo detto di bere due o tre calici in meno!
Sobrio non vedo nessuno nella citt intera, uno  peggio dell'altro, tutti ebbri e sconvolti!
Amico, vieni nella taverna per gustare il piacere dell'anima: che gioia avrebbe mai l'anima senza l'Amato?
A ogni angolo vedo un ubriaco, un mucchio sull'altro, e quel Coppiere d'ogni Essere con in mano la Coppa Regale!
La tua banca  l'osteria, vino son l'uscite e l'entrate, non dare nemmeno un centesimo a chi  estraneo a quella banca divina! O cortigiana suonatrice di liuto! Sei tu pi ubriaca o son io?
Di fronte a un'ebbra come te il mio incantesimo  fiaba!
Sono uscito di casa oggi e un ebbro ho incontrato: cento nidi, cento giardini di rose c'erano, in ogni suo sguardo.
Come nave senz'ancora traballava qua e l per la via: cento saggi, cento santi sarebbero morti per lui!
Gli chiesi: "Di dove sei?". Rispose: "O anima mia!
Met sono del Turkeston, met sono della Farghona, met sono d'acqua e d'argilla, met sono d'anima e cuore,
met sono sponda di mare, met sono perla del fondo!".
Gli dissi: "Fammi compagnia, dunque, ch son tuo parente!".
Rispose: "Non pi riconosco l'estraneo, io, dal parente!
Sono senza cuore e intelletto, ebbro, non ho testa e turbante, ho un petto pieno di canti, di voci: devo spiegarteli o no?".
O Sole di Dio di Tabriz! Perch sfuggi alla folla, ora che cento tumulti e cento malie hai lanciato nel mondo?
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GUADAGNO.
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Fatti simile ai Santi, per provare i piaceri dell'anima, entra nella via della taverna, per vedere gli ebbri del Santo Vino!
Tracanna la coppa della follia per non esser pi svergognato, chiudi gli occhi di carne, per vedere l'Occhio Segreto!
Apri generoso le braccia se desideri abbracci, frantuma i feticci di terra, se vuoi vedere Idoli belli!
Perch pagar s gran dote per una spregevole vecchia?
Perch per tre sole pagnotte por mano a lance ed a spade?
L'Amato si aggira di notte: non prender oppio, stanotte, chiudi al cibo la bocca, per gustare in bocca dolcezza!
Promettente ecco  il Coppiere, v' un circolo nella sua Festa; entra nel circolo e siedi: fino a quando guardare i cerchi del tempo?
Ecco un sicuro guadagno: d una vita e prendine cento, smetti di fare il lupo ed il cane, prova la grazia del Pastore!
Hai detto: "Il Nemico m'ha rapito via una persona"; lascia tu la persona tua, per vedere la vera Persona!
Non pensare a nulla, ma solo a chi ha creato il Pensiero, meglio  pensare alla vita che preoccuparsi del cibo!
Cos ampia  la terra di Dio, e tu dormi in una prigione?
Taglia i nodi complessi al pensiero, la spiegazione vera  il Paradiso!
Taci, pi non parlare, a che possa ottenere il Supremo Discorso, lascia la vita ed il mondo, e contempla la Vita del Mondo!
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FUGA.
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Ti sei staccato alfine, sei partito per l'Invisibile: meravigliosa  la via per la quale partisti dal mondo!
Tanto hai scosso le ali e le penne che hai frantumato la gabbia, hai preso il volo e sei alfine partito pel paese dell'Amato!
Eri Falcone regale, tenuto prigione da un'orribile vecchia, hai udito il suono del Tamburo, sei partito per l'Oltrespazio!
Eri usignolo ebbro d'amore dimorante fra i gufi, t' giunto il profumo dei fiori e sei volato al giardino!
Molti dolori di capo soffristi per quest'acido fermento del mondo, ma alla fine partisti per la Taverna Eterna dell'Oltre!
Dritto come una freccia mirante al Segno della Fortuna, come una freccia fuggisti da quest'arco ricurvo a quel lucente
bersaglio!
Falsi indizi ti dava il mondo, come il vampiro del deserto, ma tu trascurasti ogni segno e al Senza Segno volasti!
Che fai con tiare e corone, ora che sei come il Sole? A che cerchi cinture, ora che hai lasciato la vita?
Sento dire che ancor guardi all'anima con sguardi contorti: ma perch guardare all'anima, ora che sei l'Anima dell'Anima?
Che raro uccello tu sei, o cuore! A caccia di grazie divine con l'ali come uno scudo voli verso le lance!
Il fiore rifugge l'autunno, ardito fiore tu sei, che te ne vai strisciando avanti al vento d'autunno!
Qual pioggia caduta dal cielo sul tetto del mondo di terra trascorresti per ogni dove e scolasti dalla grondaia!
Taci, ormai libero da pena di parole, e pi non dormire, ch hai preso rifugio presso un simile dolcissimo Amico!
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QUARTINE.
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Sorgi, o giorno! Danzano gli atomi di polvere e le anime, liete, in estasi sante danzano. Colui per il quale danzano le sfere celesti ed il Vento te lo dir in un orecchio, Lui dove danza!
Corro affannato alla ricerca dell'Amico, la mia vita  giunta al suo temine e ancora indugio nel sonno. S,  vero che alla fine otterr l'unione all'Amato, ma chi mi ripagher questa vita perduta?
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Dal momento che te per amore conobbi, molti giochi nascosti ho giocato con te. Accostati dunque ebbro d'amore alla tenda del cuore, ch questa tenda l'ho preparata per te. Se cerco il cuore, lo vedo in capo alla tua via, se cerco l'anima, la vedo legata alla tua nera treccia, e se, bruciato dalla sete, bevo limpida acqua, nell'acqua vedo riflesso il fantasma tuo.
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Quando l'amato accosta la mano alla coppa sorge verso di lui dal nulla dovunque un amante inebriato; se solo l'odore del vino crea tale scompiglio che sar mai se al labbro ci accostasse il calice! O tu che per patria avevi l'altissimo cielo e puro ti sentivi da ogni cosa del mondo, hai disegnato, ora, l'immagine tua sulla terra e hai lasciato quella che era la tua origine prima.
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Tu non sei acqua, non sei terra, altro tu sei! Sei in viaggio, fuori del mondo d'acqua e di fango. Il Corpo  torrente e l'Anima  l'acqua di vita che scorre; ma, dove tu sei, sei ignaro di ambe le cose. Quando comincia a spuntare l'alba dell'Amicizia all'Eterno e l'anima comincia a palpitare nel corpo ai viventi, l'uomo giunge ad un punto, quando, ad ogni respiro, senza sforzo alcuno degli occhi incomincia a vedere l'Amico.
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Tu sei una copia del Libro santo di Dio, sei lo specchio della Bellezza suprema del Re. Non  fuori di te tutto ci ch' nel mondo qualunque cosa tu voglia cercala in te, tu sei quella. Han detto: "Da ogni parte c' la luce di Dio". Ma gridano gli uomini tutti: "Dov' quella luce?". L'ignaro guarda a ogni parte, a destra, a sinistra; ma dice un Voce: "Guarda soltanto, senza destra e sinistra!".
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Provengo da quella Vita che  vita alle vite vengo da quella Citt che  il Paese dell'Infinito. La via per arrivarci  via senza fine parti dunque senza motivo e ragione: son l motivo e ragione! Se cominci ad andare, ti si aprir innanzi la Via;
se ti fai nulla, sarai trasformato in essere puro; se ti fai basso e abietto, non entrerai pi nel cosmo e allora, fuori di te, sarai mostrato a te stesso!
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FINE.